Come in cielo…

Alberi di Carlo Sclauzero

La prima domanda che viene in mente guardando questa serie di fotografie di Carlo Sclauzero è perché sono capovolte. Ma noi decidiamo subito di non chiedercelo. Decidiamo invece di guardare queste immagini con occhi diversi che proprio l’autore ci apre.

Sono occhi con cui possiamo vedere una nuova realtà, diversa da quella che guardiamo ogni giorno, dove la terra è il cielo, e il cielo è la terra. “Come in cielo così in terra” potremmo dire di queste immagini, con il verso di una preghiera. Una realtà dove una nuvola è il suolo e i rami di un albero sono le sue radici.

Il fotografo non vuole descrivere l’albero ma vuole farcelo scoprire. Vuole farcelo vedere veramente. Mai come ora osserviamo l’albero con più attenzione perché non vediamo semplicemente rami, chiome, foglie, tronchi, orizzonti. Vediamo invece le loro forme.

È una semplice curiosità, la sua, dice Sclauzero dei suoi alberi. Nascono in verticale, verso la luce. Sono straordinari, dice ancora. Li fotografa dal 2007 sul Carso, sulla Bainsizza, nel Collio. Li va a trovare, li frequenta, dà loro i nomi. È attratto dalla naturale bellezza degli alberi. Degli alberi isolati, con il cielo di sottofondo, alberi dominanti che si fanno fotografare. Perché ci sono anche alberi che non c’è verso di fotografarli.

Ci cammina intorno, cerca l’inquadratura giusta. E scatta. Se la cosa va a buon fine e la foto è buona, è senz’altro buona anche al contrario.

E allora rovesciare significa muovere il pensiero oltre la realtà fisica senza spostare l’orizzonte. Significa raddoppiare la realtà mantenendone soltanto il riflesso. “I miei alberi – sono parole del fotografo -, persi nel su0lo del Carso, svelano un nuovo equilibrio, irreale e immaginario.”

Un aneddoto narra di come Kandinskij “scoprì” l’astrattismo.

“Un giorno Kandinskij, tornato a casa, vide nella penombra un quadro che apparve ai suoi occhi di una bellezza indescrivibile. Non riusciva a leggere il soggetto, era incomprensibile. Di chi era questo quadro? Era proprio un suo dipinto che era stato appoggiato, sottosopra, a una parete della stanza. Da allora, quello che è stato riconosciuto il creatore dell’astrattismo, comprese che l’oggetto distraeva dalla bellezza spirituale delle forme e dei colori.”

Anche Carlo Sclauzero ha rovesciato la sua fotografia e l’ha lasciata così perché aveva molte più cose da raccontare.

Oppure, più semplicemente, ha lasciato gli alberi sulla terra e ha messo noi con i piedi nel cielo. Superata la vertigine, guarderemo agli alberi con i suoi occhi. Convinto, com’è, che vedremo di più.

Non chiediamogli, dunque, perché li rappresenta al rovescio.

Igor Devetak